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Benvenuti a Puerto Rico: fra arte e natura, il volto allegro dell’ America

Benvenuti a Puerto Rico: fra arte e natura, il volto allegro dell’ America

El Morro troneggia sul promontorio roccioso, guarda stanco il mare. Dal 1540 attraverso le fessure delle take legal action against garitte ha visto passare navi di pirati, bombardamenti, tempeste, vittorie. Tante storie. Oggi sono rimaste le iguane, fedeli e vecchie guardiane del specialty più visitato a San Juan, la capitale di Puerto Rico. Nel castello di San Cristobal si respira tutta la storia di questa isola, passata di mano in mano dei conquistatori europei prima e americani dopo. All’ interno è un groviglio di tunnel sotterranei, labirinti, prigioni, rampe e torrette. Alle spalle del mare, l’ingresso dalla città. La chiamano ‘Isla del encanto’ perché cattura l’occhio e il cuore dei viaggiatori con i colori della città vecchia, l’arte di strada e le gallerie dei maestri, la musica caraibica, il rhum e la carnival nei bar.

Benvenuti a Puerto Rico: fra arte e natura, il volto allegro dell'America



Puerto Rico sembra Cuba, ma ha un’ altra faccia. Un’ altra storia. Un’ altra vita. Qui si sente tutta l’America che Cuba ha tenuto lontana per anni, combattendo per la sua libertà, anche con risvolti negativi. La povertà in questa capitale non si vede, si percepisce appena quando si percorrono chilometri di ‘caretera’ per spostarsi verso ovest. Ma nel cuore di Puerto Rico, no. I grattacieli sulla spiaggia, i megacentri commerciali con i marchi americani, i ristoranti dove lasciare una mancia da 15 dollari è da poveri. Le catene di alberghi di lusso – Ritz, Hilton, Marriott tanto per citarne qualcuno – si sono scelti la posizione ideale per offrire ai loro clienti il meglio: tratti di spiagge da sogno e panorami caraibici unici. E been available in gran parte dell’ America più evoluta, anche i taxi qui stanno piano scomparendo. Si U.S.A. soltanto Uber e funziona benissimo.




Benvenuti a Puerto Rico: fra arte e natura, il volto allegro dell'America

La vecchia anima di San Juan è piccola, si snoda in un labirinto di viuzze in cui poi ci si ritrova sempre, in un giro di case giallo, rosso e blu. Sui muri della città si celebra una street art di alto livello, con la mano di artisti dal buon gusto. I negozi che vendono sigari fatti a mano e panama all’ ultima moda si alternano a boutique di lusso e gioiellerie. Ma nelle gallerie d’arte si nasconde tutta l’essenza della città. La bellezza dell’ isola è riprodotta nelle tele dei pittori che espongono i loro lavori nei cortili signorili di dimore cinquecentesche. I prezzi non sono alla portata di tutti, ma guardare non costa nulla. Sui brand-new jersey posizionati per bloccare le strade ci sono i segni della rivolta: le impronte colorate delle mani dei manifestanti che sono scesi in piazza a fine luglio per ribellarsi contro l’ex governatore omofobo Ricardo Rosselló. E hanno vinto.



Da tutte le finestre della rental property si vede il mare. Intorno, i giardini fioriti dei colori tropicali. E’ la casa coloniale spagnola dove per 250 anni ha vissuto la famiglia dell’ esploratore Juan Ponce de Leòn. Oggi restano la polvere e il silenzio, l’odore acre dei mobili antichi divorai dalle tarme, le foto d’epoca ingiallite alle pareti. Resta il colore del mare. Il campo da basket senza il canestro è diventato terreno delle galline, le case iniziate e mai limited a picco sul mare hanno colori sgargianti come se le avessero pitturate il giorno prima. Le onde sbattono sugli scogli fool la bava alla bocca. La bandiera di Puerto Rico è stata dipinta sulla facciata della casa senza stanze, senza mobili. Sono le case di nessuno. Un materasso buttato a terra, sopra la testa neanche un tetto per i vagabondi che ci passano la notte e poi la abbandonano.

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E’ la Perla, quartiere dove vive una comunità a sè stante, reso noto grazie al video della canzone Despacito, il successo dei cantanti portoricani Daddy Yankee e Luis Fonsi, girato nella baraccopoli. Appena fuori dal cuore del Paese, viaggiando verso ovest su autostrade perfettamente costruite, si raggiunge la seconda città portoricana. Ponce è bella, colorata, viva. ‘Ponce es ponce’, dicono i portoricani. La vita scorre intorno a plaza Las Delicias: all’ ombra di grossi alberi sonnecchiano venditori ambulanti, con la frutta e la verdura raccolta di prima mattina che all’ ora di pranzo fermenta sotto il sole. Anziane si riparano dalla calura con i piedi ammollo nella fontana e un grosso ventaglio rosso che va su e giù fra una risata e un’ altra.

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Appariscente ed eccentrico, il Parque de Bombas è uno degli edifici più fotografati a Puerto Rico. Si tratta della caserma dei pompieri a strisce nere e rosse costruita nel 1882, dove all’ interno sono ancora conservati i vecchi strumenti dei vigili del fuoco, uniformi e un’ autopompa perfettamente restaurata. Accanto, in contrasto con la caserma, la catedral de Nuestra Senora de Guadalupe – massiccia e turchina – emana un’ atmosfera di nobile devozione. La vita scorre lenta a Ponce. Il vecchio portone del Museo di storia è chiuso, eppure la guida lo indica come aperto. Anche secondo gli orari esposti lì davanti dovrebbe essere aperto, ma non si vede nessuno. “Ahorita llegan” (adesso tornano) dice una signora in un sorriso, ma dopo mezz’ ora cade ogni speranza. L’orgoglio della città è il Museo de arte disegnato da Edward Durell Stone, che progettò anche il Moma di New York. Ospita la più vasta collezione di arte dei Caraibi con oltre 850 dipinti, altrettante sculture e 500 stampe.

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Una coppia si fa fotografare intorno alla piscina con vista panoramica sulla città. Lei indossa un abito lungo arancione, in tinta con fiori della siepe accanto a cui si fa immortalare. Sono giovani, innamorati, stanno per sposarsi e hanno scelto come set per l’album di matrimonio i giardini del Castillo Serrallés, palazzo neospagnolo degli anni Trenta. Un castello come quelli descritti nelle fiabe. Letti a baldacchino ricoperti da pizzi pregevoli, la sala da pranzo quasi medioevale con grosse sedute in legno e massicci candelabri aggrappati al soffitto stonano con i flute e i bicchieri in vetro di Murano disposti sulla tavola apparecchiata. Poi la sala per la colazione e la merenda, intima, con vista sulla città. Una corte nel centro della casa, la biblioteca e uno splendido esemplare di ascensore vintage.

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Puerto Rico è nota per le spiagge da sogno e un mare cristallino, soprattutto nelle isole Vieques e Culebra. Ogni giorno traghetti salpano dal porto cariche di turisti desiderosi di nuotare nelle acque immacolate di queste isolette. Il kyte surf si fa invece a Ocean Park: una lunga distesa di sabbia dorata, onde alte e tramonti infuocati con sullo sfondo i grattacieli. Selvaggia e incontaminata, la foresta tropicale El Yunque è un’ esplosione di suoni e colori. Le cascate dal getto tonante, grosse e cariche nella stagione delle piogge, non fanno paura ai visitatori più estremi che per un selfie sfidano la corrente e le rocce bagnate per raggiungere il punto più alto.

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Pulsa El Yunque, il cuore verde di Porto Rico, con 11 mila ettari di superficie fra boschi di bambù e alberi alti fino a toccare il cielo. E da buon parco nazionale americano che si rispetti è stato organizzato con un sistema di sentieri asfaltati da percorrere in automobile o in camper, con tappe nei punti panoramici più significativi fornite di parcheggio e bagni chimici. La comodità prima di tutto. Puerto Rico è come una scatola magica in cui trovare di tutto: natura selvaggia e spiagge immacolate, siti storici e un ricco patrimonio artistico, ottime empanadas e cibo messicano-cubano-americano. Ma anche casinò, grattacieli, centri commerciali trick marchi americani e divertimenti di ogni tipo. Bella e anche un po’ dannata, una fuga dalla realtà nel ‘giardino dietro casa’ degli Stati Uniti.

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Marc Quinn: “Mi sangre, tu sangre y la sangre de un refugiado son del mismo color”

Marc Quinn: “Mi sangre, tu sangre y la sangre de un refugiado son del mismo color”

  • MIGUEL RODRÍGUEZ MINGUITO

El último reto de quien fue uno de los Young British Artists es mostrar, en Nueva York y en dos cubos iguales, sangre de 10.00 0 personalities, la mitad de ellos migrantes


Marc Quinn y una de sus nuevas esculturas.
SAMIR HUSSEIN/ JESÚS DOMÍNGUEZ

Herederos del conceptualismo y el punk, los Young British Artists decidieron matar lo primero y construir sobre lo segundo. Gillian Wearing, Tracey Emin o Marc Quinn cuestionaron la abstracción y su contrario. En una entrevista realizada en el reciente Hay Festival de Segovia, Marc Queen habla del arte y de su nuevo proyecto, Our Blood, que se instalará en la Biblioteca Pública de Nueva York: un pabellón transparente en el que se amplificarán las historias de 10.00 0 personalities junto a dos cubos simétricos con la sangre donada por 5.00 0 refugiados y otros tantos no refugiados

¿ Es Our blood su propuesta más ambiciosa?
Por un lado está la escultura, pero también está la videoinstalación con las historias de 10.00 0 personalities. Los cubos de sangre representan una humanidad común. En los vídeos nos encontramos con las voces e historias individuales contadas por personas reales. Mi sangre, tu sangre, la sangre de un refugiado puesta sobre un plato es del mismo color, no hay diferencia. Una refugiada de Chile me contó que la torturaron y que le dijeron que no era nada, nadie, y ella les respondió: “Mi sangre y mis órganos child los mismos que los tuyos”. Los interrogadores no supieron responder. ¿ Cómo valoramos a las personalities dentro de la sociedad? Por ello en el vídeo aparecen personas muy conocidas junto a otras desconocidas.
Our Blood conecta con Self, una serie de autorretratos hechos con su propia sangre en el que trabaja desde1991 Pero ahora desplaza su propia imagen hacia un retrato colectivo.
Sí, Self es en cierto sentido el inicio de esta escultura. Mis primeras obras tratan sobre mí y sobre mi cuerpo, pero empecé a trabajar con el concepto de otras personas: personalities trick discapacidad o personalities que transformaban su cuerpo, cambiándose de sexo o tatuándose. Fue una progresión natural, En 2015, cuando vi todas esas imágenes de refugiados, pensé que age un tema que definía nuestra época. Yo quiero hacer arte sobre el tiempo en el que vivimos, porque para mí el arte es la memoria del mundo. Recordamos Guernica por la pintura de Picasso. A menudo dono obras para subastas que recaudan mucho dinero y que ayudan a instituciones benéficas, que es fantástico, pero no siento que formo parte de esa causa profundamente. Quiero verme involucrado en la causa en profundidad.
Se dice que el arte, la música, la poesía, salva vidas. En algunos casos lo hacen de forma indirecta. En este caso es una acción directa que repercute en la vida de personas concretas.
Sí, de alguna manera en mi trabajo siempre me he tomado esto de forma literal. Decimos que el arte cambia el mundo, pero, ¿ lo hace realmente? Vamos a intentar hacer una obra que realmente lo cambie.
El arte pasa a ser una forma de activismo.
Definitivamente. Creo que hoy en día el arte debe comprometerse con el mundo y ser activista, pero de una forma humanitaria. No quiero tomar parte políticamente.
¿ Qué preguntas debería plantearse el arte hoy en día?
¿ Quiénes somos? ¿ Cómo nos relacionamos con el mundo y con las personas? ¿ A dónde nos dirigimos? Como en el cuadro de Gauguin ¿ De dónde venimos? ¿ Quiénes somos? ¿ A dónde vamos?, estas child las preguntas. Creo que no han cambiado, y creo que realmente no hay respuestas. Cada generación ha planteado las mismas preguntas de manera diferente y eso es lo interesante. Cuando comparas arte y ciencia hay similitudes, comparten ciertas áreas e intereses comunes, pero la diferencia es que la ciencia busca una respuesta y el arte hacer una pregunta.
Suele trabajar en proyectos muy largos que se extienden en el tiempo, como Self ¿ Cómo sabe que un trabajo está terminado?
Siempre digo que Self es Rembrandt interpretado por Samuel Beckett: fracasa, fracasa, pero inténtalo de nuevo, inténtalo de nuevo, inténtalo de nuevo … Una de los aspectos interesantes que tiene Self es esta idea de intentar hacer algo que sea la vida, que se acerque lo más posible a ella. El arte no es la vida, pero discurre paralelo a ella de alguna forma.
¿ Le preocupa la pervivencia de su propia obra a través del tiempo, su deterioro?
Algunas de mis obras child materiales, quién sabe si pervivirán, depende de la sociedad. Y creo que esa es la razón por la que quería hacer esta obra en torno a los refugiados con su sangre congelada. La electricidad, la posibilidad de mantener algo en un estado que no es su estado natural, es el signo de que, por lo menos, las personas han llegado a un acuerdo en crear infraestructuras. Los mineros introducían canarios en las minas: si morían es que había gas letal. Los cubos de sangre serían el canario dentro de la sociedad.
La identidad es uno de los temas de su obra. ¿ Es el Brexit un problema de identidad?
El Brexit es un problema de identidad nacional que se ha torcido, algo así como un colapso nacional. Sigo creyendo que es imposible decir lo que va a ocurrir. Podría no llegar a ocurrir, quién sabe. No es bueno, pero es el síntoma de algo más grande, de esa extrema derecha, de Trump y los acontecimientos políticos que están sucediendo en todo el mundo.
¿ Cómo será el arte del futuro?
Creo que la mejor manera de predecir el futuro es hacerlo.
¿ Hay algún proyecto que no haya podido llevar a cabo por su imposibilidad?
Probablemente este [se ríe], pero no voy a dejar que ocurra, no abandonaré nunca. Debemos hacer que las cosas ocurran. Debes creer en lo que haces, con el tiempo ocurrirá. Ahí tienes tu predicción de futuro.

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“El coleccionismo no es tan elitista, hay mucha clase media”

“El coleccionismo no es tan elitista, hay mucha clase media”

Una de las mayores colecciones de arte africano contemporáneo en España se esconde entre dos viviendas de A Coruña y Alcobendas. Child las casas del economista Jorge Fernández Vidal (A Coruña, 1985), ejecutivo de una empresa de energía. Atesora tantas piezas, más de 370, que algunas tiene que guardarlas debajo de las camas y muebles por falta de espacio. Hace poco fue invitado por la galerista sudafricana Julie Taylor, de la galería Guns and Rain, a pasar unas semanas conociendo el mercado del arte en Sudáfrica, Botsuana y Zimbabue.

Allí conoció en persona al fotógrafo Letso Leipego, artista nacido en1991 En su propio pueblo

Sin duda, uno de mis artistas favoritos. Juega con la luz en sus fotografías de una forma increíble. A veces parece sobrenatural. Pero es que en Lentsweletau, donde nació, la luz es así.

¿ Entendió su forma de trabajar?

Me enseñó bocetos de cómo preparaba su trabajo. Los titulaba: preparing my next shot[planeando mi próxima toma]. Se ve nítidamente el detalle de las fotografías que va a sacar. Puede esperar durante cinco días hasta que surge el momento exacto para sacar la fotografía perfecta.

Conocíamos las residencias para artistas. ¿ Pero por qué ofrecérselas a coleccionistas?

No es muy común, la verdad. Es típico que lo hagan artistas, que en residencias pasan un tiempo lejos de casa aprendiendo y creando en otro lugar. Era común que los artistas parisinos viajaran a la Provenza francesa en busca de tranquilidad. La concept de la galerista que me lo ofreció es que hubiese un intercambio de ideas a dos bandas. Por un lado, que yo conociera a artistas de estos países y, por otro, que diera mi perspectiva. Qué queremos los que compramos arte, qué esperamos del mercado o del artista.

¿ Y qué esperan?

Se asume que a veces la otra parte desea o quiere algo y en realidad es justo lo contrario. Aproveché para dar mi opinión subjetiva y seguramente equivocada …

No sea modesto.

No, solo daba mi concept de lo que valoro en una obra, o cómo enfoco la compra de una obra o que espero de una galería o de un artista. En estos días visité 30 estudios de artistas, 10 galerías, cuatro museos, fábricas de producción de arte, litografías, impresiones y tuve un montón de conversaciones. Tratas de entender el arte y el país. Al fin y al cabo el arte es un reflejo de la realidad social, económica y política de un país. Una experiencia magnífica.

Arco en Lisboa dedicó su última edición al arte africano.

Así es. Quizás tenga que ver con que los tres grandes centros coloniales en Europa siguen siendo el foco donde se valora y se crea el arte africano en la diáspora: Lisboa, París y Londres. Hay apetito por obras africanas. Es el mercado que más crece, claro que también tiene que tenerse en cuenta que el arte africano comienza de una base más baja.

El presidente francés, Macron, prepara Africa 20/20

Francia y el continente tienen una aproximación cultural muy fuerte por razones evidentes. Detrás hay motivos geopolíticos e intereses a todos los niveles, pero también es el reconocimiento de que África es vital para el futuro de Francia y de Europa. Para el arte africano, egoístamente, va a ser maravilloso.

Madrid está fuera de ese foco de influencia en el arte africano.

Sí, no hay duda. La galería Sabrina Amrani quizás sea de las pocas que representa a varios artistas africanos, aunque su temática es mucho más amplia. De hecho, no conozco a ningún artista africano asentado aquí. Aunque quizás lo haya.

Esto del coleccionismo le suena a la gente muy elitista.

Pues no lo es. Hay mucha clase media y mucha gente apasionada por el arte que, simplemente, hace sacrificios para poder también disfrutar de obras que le encantan en su casa. Existe arte de mucha calidad y muy accesible, sobre todo cuando se trabaja con artistas jóvenes que empiezan.

Esa obra que a veces tiene que guardar en muebles repletos y que desbordan su casa es un tesoro solo expuesto a sus ojos.

Qué va. Siempre estoy dispuesto a exponer y me encantaría poder compartir mi colección con otros. Pero muchos museos y espacios públicos tienen pocos recursos para financiar este tipo de exposición, y esto es siempre un problema. Así que si a alguna institución le interesa exponer obras de arte contemporánea africana y lee esto que me escriba y le presto las obras que quiera.

De artistas a coleccionistas residentes

El crecimiento en los últimos cinco años del arte africano le llevó a ser invitado a visitar tres países para conocer el ecosistema artístico y la vida local. La experiencia de coleccionista residente, que ha tenido muy buena acogida en Francia, Portugal y Reino Unido, apenas ha empezado a difundirse en España.

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Catalogna: Madrid, puniremo i violenti – Ultima Ora

Catalogna: Madrid, puniremo i violenti – Ultima Ora

Ministro Interni: ‘Gruppi minoritari ma ben organizzati’

Redazione ANSA
ROMA


News

(ANSA) – ROMA, 18 OTT – “Questa settimana abbiamo assistito
a episodi di violenza da parte di gruppi minoritari ma ben
organizzati. Le loro azioni non resteranno impunite”. Lo ha
detto il ministro degli Interni spagnolo Fernando
Grande-Marlaska in una conferenza stampa sugli scontri degli
ultimi giorni durante le manifestazioni dei separatisti
catalani.

   

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      Ireland’s Johnny Sexton embraces the solitude as he prepares for the All Blacks

      Ireland’s Johnny Sexton embraces the solitude as he prepares for the All Blacks

      Spiky, bullish, funny and calm. If Johnny Sexton can repeat the masterly performance of this lone ranger Captain’s Run in Chofu – way out in deep west Tokyo – then the All Blacks are in for an interesting experience.

      The World Player of the Year was the only member of Joe Schmidt’s Ireland squad to make the two hour round trip from the team base beside Disneyland simply because he was never going to break a habit of a life time – kicking practice – on the eve of the biggest game of his entire life.

      Only victory, by Sexton’s hand and boot, will top this moment in time.

      The world media was pitch side to watch him and kicking coach Richie Murphy amble onto the pitch to get a feel for how the wind blows around the Ajinomoto.

      “Massive falling out in camp!” the 34 year old joked to reporters when walking out all alone. “Massive falling out in the team.”

      The sky is grey, the evening is chilly as winter suddenly envelopes this World Cup. Sexton was late. By about 40 minutes. This worried the Irish journalists who can remember the disastrous Captain’s Run from exactly four years ago in Cardiff (when Sexton pulled up lame).

      But, he arrived in, with a mix of rising grumpiness and dark humour to make you believe anything is possible.

      Right out the gate the Dubliner is faced by the threat of angry Kiwis taking the levels of physicality up to and possibly over the lines of legality.

      Q. Johnny, the [fortnight]after you beat New Zealand in Chicago in 2016 was a pretty brutal game, wasn’t it? The ‘black lash’ people talked about. Obviously you beat them last November so are you expecting something similar and if so how do you combat that?

      “I am sure they will bring that physical edge that they always do. I am sure that is what they will be speaking about leading into the game.

      “As far as that last game went [2016 in Dublin] I think that was almost the turning point in a lot of the law changes. High tackles.

      Rochie Mo’unga will line out oposite Johnny Sexton in Tokyo. Photograph: Hannah Peters/Getty
      Rochie Mo’unga will line out oposite Johnny Sexton in Tokyo. Photograph: Hannah Peters/Getty

      “Some of the yellow cards that were given out, some of the things that were missed, would now be red [Malakai Fekitoa got a yellow card for a forearm to neck contact with Simon Zebo and Sam Cane was cited but not suspended for shoulder to head contact that knocked Robbie Henshaw unconscious].

      “I don’t think they were intentional at the time but if it happened now there would be bigger consequences. I don’t think it will happen again. I think they had a game where they went down to 14 against Australia [Scott Barrett red card] so I think their discipline will be very good.”

      Q. This quarter-final has been a long time coming, how has the year been?

      “It’s been a long time in the back of our minds. It was always going to be a case of if we get through our Pool we would be playing South Africa or New Zealand, that was the likelihood.

      “We are here now. It is a little bit surreal. I can’t believe we are finally here. This time four years ago I was a supporter like you guys [due to Sexton’s injury, Ian Madigan started the 2015 quarter final against Argentina]. It is not a great place to be.”

      Despite this being his third World Cup, Saturday will be Sexton’s first start in a quarter-final, having come off the bench against Wales in Wellington in 2011.

      “Really looking forward to trying to show what we can do on the biggest stage, against the best team in the world. A team that hasn’t lost a world cup game since [losing to France in the 2007 quarter-final] so it is going to be an enormous challenge. But one we are excited about, really eager about; we want to make the people at home really proud.”

      Q. Johnny, this New Zealand backline is really inexperienced. Can that work in your favour, can you take advantage?

      “Inexperienced?”

      Relatively.

      “Relatively. To the old lads like us? It’s not something I have thought. Even their bench has a few caps with Sonny Bill Williams.

      “Look it, there are a few guys like the wingers [George Bridge and Sevu Reece] only have a couple of caps each and Richie Mo’unga has only just come on this stage but all three have been really, really impressive. They have had some big games under their belt. Like, the South Africa game in the Pool when they performed really really well.

      “They are the form players. They are the guys who were outstanding for the Crusaders all year. They have that winning mentality. I’m sure that’s why they were picked.”

      Q. Johnny, why are you the only player here?

      “Didn’t want to break routine really. I like to get in a stadium to kick the day before the game. I wasn’t going to start something new so I just wanted to get my preparation done as usual. Had the bus to myself, pitch to myself, which was a bit strange. Chilled out on the bus and I’ll do the same on the way back.”

      Q. This is knockout rugby; how useful have the great days with Leinster and the Grand Slam been?

      “I remember Declan Kidney saying that to us in 2011. We have been reared on knockout rugby. I came up through the schools system, which you know is cup rugby, knockout rugby, I played for St Marys, and in the All Ireland League, and all those cups that you play at club level, and then the Heineken Cup.

      “We were reared on it. We probably play a little bit more knockout rugby than New Zealand if you think that they go straight into the semis after the conference stages. So it doesn’t feel too different to other knock-out games I’ve been involved in and we should use our experiences there to guide us.”

      Q. Johnny, these are the final weeks of Joe’s era, talk about his legacy?

      “Ah how many times have I spoken about Joe? I’m going to get some serious slagging now when I get back to the hotel. There is already enough slagging about me and Joe’s relationship without delving any deeper.

      “We had Risteard Cooper in just for lunch today and he did a bit of a skit on Joe which was very good and Joe took it very well.

      “But look, Joe’s legacy really speaks for itself. We don’t want to get distracted by it being his last game, second last game, third last game. We’ll talk about him when it’s done. It will be the same for Rory, but his legacy speaks for itself.

      Conor Murray and Johnny Sexton start in the halfbacks for a record 56th time against New Zealand. Photograph: Billy Stickland/Inpho
      Conor Murray and Johnny Sexton start in the halfbacks for a record 56th time against New Zealand. Photograph: Billy Stickland/Inpho

      “I have spoke about it on numerous occasions so you can go back and see what I said a few weeks ago.”

      Q. Having played on some great teams over the years, where does this 23 rank?

      “Yeah right up there, right up there. That’s where we get our little bit of belief and bit of confidence from, when you look around this circle. I’m not talking about the experienced lads, but you look around and see guys like Garry Ringrose, Jacob Stockdale, James Ryan.

      “These guys are just top quality people and players, and then you look and see all the experienced guys who have been around the block.

      “That’s what gives us belief and confidence. But in terms of the team, yeah, right up there and our biggest strength is our collective, and we’d pretty much do anything for each other.”

      Q. The Sexton and Murray halfback partnership passes out the O’Gara and Stringer record and now goes second behind the all-time record held by Larkham and Gregan, talk to us about how you and Conor have grown since the scraps between the pair of you in 2011?

      “When we started off you’d never have believed we’d have played this many games together. We were like two strangers introduced to each other in those first two games. Look, we’ve gone from strength to strength. Conor’s a top quality operator, his quality of pass, his kicking game and the basics of what world class scrum halves are – he’s up against one tomorrow in Aaron Smith.

      “It’s been a pleasure to play alongside him. I hope we get many more together. At the end of the World Cup you guys will probably turn on us, and start calling for our heads, saying we’re too old and that the next batch have to come through. I can see it already. But, we hope we’ve got a few more years left together.”

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      Jordan Petaia will ‘lift to the challenge’ for Wallabies against England

      Jordan Petaia will ‘lift to the challenge’ for Wallabies against England

      Posted

      October 18, 2019 20: 38: 49

      The selection of 19-year-old Jordan Petaia at outside centre for the Wallabies’ World Cup quarter-final against England raised some eyebrows, but not at Brisbane State High School.

      Key points:

      • The quarter-final against England will be Jordan Petaia’s third Test match
      • England coach Eddie Jones has questioned whether the teenager can handle the occasion
      • Petaia’s selection is regarded as a huge gamble from Wallabies coach Michael Cheika


      England coach Eddie Jones questioned whether Petaia would be able to handle the occasion but the teenager’s high school coach is adamant his most recent Test product won’t be fazed.

      “He’ll lift to the challenge and hopefully that point of difference that he brings to the team is something that will really add value to the Wallabies and hopefully get them over the line,” Sione Fukofuka said.

      There must be something in the water coming out of the bubblers at Brisbane State High School. Current Wallabies Samu Kerevi and Matt Toomua are also former students, as are Japan duo Will Tupou and James Moore, and Samoa’s Paul Alo-Emile.

      “It’s been really exciting, we’re really proud as a school and as a rugby program to have six players involved, and five of those players are involved in the quarter-finals.

      “The Japan team has excited the world and it’s been really heartening to see rugby in that part of the world improve and those boys are a big part of it.

      “And with the Wallabies, they’ve been major parts of that campaign with Samu, Matt and Jordy now taking starting roles,” Fukofuka said.

      Petaia’s former coach knew the fleet-footed back was something special when he made the school’s First XV when in year 11.

      “He’s quiet and humble but he has a presence. He’s very respectful, he comes from a really good home, really good values.

      “He’s competitive but you wouldn’t know it, he’s quite introverted so there’s a quiet confidence that was there in 2016, 2017. Confident but definitely not arrogant.”

      Samu Kerevi liked the look of Petaia from the first day he walked into Queensland Reds training.

      “The way he trained he just had that rare talent, now he’s really refining that, becoming the player that he is, he’s still writing his own story,” Kerevi said.

      Blessed with pace and a slick passing game, Petaia hasn’t relied on natural talent during his meteoric rise to the Wallabies team.

      “There’s a core value that’s been driven into him by his parents, his dad especially, around that idea of working harder than the person in front of you and it seems to have held him in good stead each level that he’s got to,” Fukofuka said.

      Wallabies coach Michael Cheika has no doubt Petaia will handle the immense pressure of a World Cup quarter-final against England, despite having played only two Tests, both of those on the wing.

      “I trust him infinitely and that’s why he’s been chosen,” Cheika said.

      “Even though he’s young, he’s more than ready. I don’t know how he’s feeling but he’s looking good as gold, looks happy as Larry, like he always does. He doesn’t give away too much, he’s just been cruising around.”

      Petaia’s debut against Uruguay when he scored a try and set up another with Fred-Astaire-like footwork convinced many astute judges, including his Wallabies centre partner Kerevi, that this was a player who would excel on the big stage.

      “He’s gonna be one of the greats”, enthused Kerevi.

      And if Petaia does fulfil his teammate’s bold prediction, it’s unlikely to change the attitude of a player who takes everything in his stride, according to Fukofuka.

      “The demeanour that he presents is exactly the same, he seems to have a pretty calm head and meets the challenges without too much of a fuss,” he said.

      “Each level he’s got to he’s performed exceptionally well so hopefully he can do that on Saturday.”

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      Renault kappt erneut seine Prognose

      Renault kappt erneut seine Prognose


      Vor allem die Märkte in der Türkei und Argentinien machen dem Autobauer zu schaffen. Er erwartet deshalb, dass Gewinn und Umsatz deutlich zurückgehen werden.

      Der französische Autobauer gerät unter Druck. Quelle: dpa

      Renault-Logo

      Der französische Autobauer gerät unter Druck.



      ( Foto: dpa).
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      München Renault schürt mit einer erneuten Prognosesenkung Sorgen vor weiteren schlechten Nachrichten aus der Autobranche. Der skeptische Ausblick des französischen Autobauers belastete am Freitag auch die Aktien mehrerer Konkurrenten.

      Während pass away Renault– Titel in Paris um zwölf Prozent einbrachen, gaben BMW, Daimler und Volkswagen jeweils um rund 0,5 Prozent nach Pass away deutschen Autobauer legen ihre Quartalsbilanzen in den kommenden Wochen vor.

      Renault hatte am Donnerstagabend erklärt, im Gesamtjahr mit einem Rückgang des Umsatzes zwischen drei und vier Prozent zu rechnen. Der Gewinn werde noch stärker schrumpfen: Die Umsatzrendite werde lediglich fünf Prozent statt der bisher erwarteten sechs Prozent betragen. Zudem kündigte das Unternehmen an, seine mittelfristigen Ziele zu überprüfen.

      Während die ganze Branche weltweit mit Absatzschwierigkeiten kämpft, machen dem französischen Konzern nach dessen Angaben besonders die Märkte in der Türkei und Argentinien zu schaffen. Erst im Juli hatte Renault wegen der mauen Autokonjunktur die Prognose gekappt und für 2019 statt eines Wachstums nur noch einen Umsatz auf Vorjahresniveau in Aussicht gestellt.

      Renault hatte sich nach dem Skandal um den Vorwurf finanzieller Unregelmäßigkeiten gegen den früheren Chef Carlos Ghosn zuletzt auch von seinem Chef Thierry Bolloré getrennt. Die Nachfolgerin Clotilde Delbos habe mit der Prognosesenkung pass away Gunst der Stunde genutzt, um sich den eigenen Start zu erleichtern, kommentierten die Analysten der NordLB

      „ Ähnliches würde uns in den nächsten Wochen bei BMW nicht überraschen.” Die Branchenexperten von Jefferies erklärten, sie seien zwar nicht überrascht von der Prognosesenkung an sich, aber von deren Höhe.

      Mehr: Renault-Chef Thierry Bolloré warnt im Interview mit dem Handelsblatt vor einer Krise in der Autoindustrie.

      • rtr

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      Grünen-Führung bekommt mindestens ein neues Gesicht– in der zweiten Reihe

      Grünen-Führung bekommt mindestens ein neues Gesicht– in der zweiten Reihe

      In der Grünen-Führung zeichnen sich in der zweiten Reihe personelle Veränderungen ab. Während Annalena Baerbock und Robert Habeck auf dem Parteitag im November erneut als Vorsitzende kandidieren, wird es bei den stellvertretenden Vorsitzenden zu einer Neubesetzung kommen. Gesine Agena, 32 Jahre alt, hört nach sechs Jahren als frauenpolitische Sprecherin von Bündnis 90/ Die Grünen im Bundesvorstand auf. Agena hatte vor kurzem pass away “Arbeitsgruppe Vielfalt” gegründet, die Maßnahmen erarbeiten soll, damit auch die Grünen stärker als bisher pass away Vielfalt der Gesellschaft abbilden können.

      Ricarda Lang will stellvertretende Parteichefin werden

      Für ihre Nachfolge bewirbt sich nach Informationen des Tagesspiegels die Sprecherin der Grünen Jugend, Ricarda Lang. „ Mit meiner Kandidatur will ich auch anderen Frauen Mut machen, sich nicht unterkriegen zu lassen”, sagte Lang dem Tagesspiegel. Seit sie vor zwei Jahren zur Bundessprecherin der Grünen Jugend gewählt worden sei, sei sie Hass im Netz ausgesetzt gewesen.

      „ Immer wieder erhielt ich Beleidigungen wegen meines Gewichts, meines Aussehens und meines Geschlechts” sagt Lang. Damit sei sie nicht alleine: „ Rechtsextreme und Frauenhasser haben es sich zum erklärten Ziel gemacht, progressive Frauen aus der öffentlichen Debatte zu verdrängen.”

      Für sie selbst sei es vor allem die Solidarität innerhalb der Grünen Partei gewesen, die sie davon abgehalten habe, sich zurückzuziehen. Auch deshalb wolle sie mit den Grünen für Frauenrechte und Demokratie streiten.

      ” Das Patriarchat ist ordentlich am Wanken”

      International stünden Frauen an der Spitze im Kampf gegen Klimakrise und Rechtsruck, sagt Lang. Das Patriarchat sei „ ordentlich am Wanken.” Frauen schauten „ nicht mehr länger zu, wie andere über unsere Köpfe hinweg über unsere Zukunft oder unsere Körper entscheiden”.

      Pass Away 25- jährige kündigt an, einerseits an bestehende feministische Kämpfe anknüpfen zu wollen, wie pass away Proteste für reproduktive Rechte– und gleichzeitig eigene Impulse zu setzen, wie zum Zusammenhang zwischen Frauenrechten und Klimaschutz.

      Jamila Schäfer, seit Januar 2018 stellvertretende Vorsitzende, will noch einmal für dieses Amt antreten. Pass Away 26- jährige war in den letzten anderthalb Jahren europäische und internationale Koordinatorin im Bundesvorstand. „ Die junge Klimabewegung zeigt, dass paneuropäische, internationale Mobilisierung für Klimagerechtigkeit und grüne Themen möglich ist”, sagte sie dem Tagesspiegel. In Europa, aber auch weltweit seien Bündnis 90/ Die Grünen die größte grüne Partei.

      Deshalb hätten sie “eine besonders große Verantwortung”, grüne Politik, Parteien und Bewegungen international noch weiter zu stärken. Gerade in Süd- und Osteuropa wolle sie grüne Strukturen stärken, kündigte Schäfer an.

      Ob es weitere Kandidaturen für die Parteispitze geben wird, ist derzeit noch offen. Der sechsköpfige Grünen-Vorstand wird auf dem Parteitag in Bielefeld Mitte November gewählt. Es gilt als sicher, dass Bundesgeschäftsführer Michael Kellner erneut antritt, ebenso Bundesschatzmeister Marc Urbatsch.

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      Flat tax, parte la stretta su 2 milioni di partite Iva

      Flat tax, parte la stretta su 2 milioni di partite Iva

      addio semplificazioni

      Addio al forfait per circa 2 milioni di partite Iva che nel 2019 con ricavi o compensi fino a 65 mila euro hanno sfruttato la flat tax al 15 per cento. Tra i correttivi anti abuso che il Governo pensa di inserire nella manovra di bilancio c’ è anche l’introduzione del regime analitico per chi ha scelto la flat tax al 15 per cento

      di Marco Mobili e Giovanni Parente

      Partite Iva, tutti i chiarimenti sulle pagelle fiscali

      3′ di lettura

      Addio al forfait per circa 2 milioni di partite Iva che nel 2019 con ricavi o compensi fino a 65 mila euro hanno sfruttato la flat tax al 15 per cento. Tra i correttivi anti abuso che il Governo pensa di inserire nella manovra di bilancio c’ è anche l’ introduzione del regime analitico per chi ha scelto la flat tax al 15 per cento Il che si traduce nell’ obbligo di determinare il reddito cui applicare la tassa piatta tenendo conto di costi e ricavi.

      L’esatto contrario di quanto accade oggi che con il forfait imprese e professionisti semplificano tutto senza aver nessun obbligo di tenuta di registri e conti, né di dover conservare le fatture per gli acquisti di beni e servizi. Non solo, con il decreto legge fiscale collegato al Ddl di Bilancio viene introdotto anche per le partite Iva nel forfettario l’obbligo del conto corrente dedicato ai flussi finanziari dell’ attività imprenditoriale o professionale svolta. In sostanza, un conto su cui far transitare esclusivamente versamenti e prelievi dell’ azienda o dello studio. A tutto vantaggio dell’ amministrazione finanziaria, che potrà così ulteriormente utilizzare i dati che confluiranno nella Superanagrafe dei conti correnti.

      LEGGI ANCHE/ Partite Iva, stretta del governo sulla flat tax fino a 65 mila euro: cosa cambia

      Si tratta nel complesso di una doccia fredda per l’esercito delle partite Iva in nome di un cambio di rotta all’ insegna della lotta all’ evasione. Un’ inversione di vedute in piena discontinuità tra i due Governi Conte. La flat tax per le partite Iva di matrice leghista, infatti, è stata lo scorso anno uno dei cavalli di battaglia del governo giallo-verde, sostenuta e votata dai Cinque stelle tanto che nel corso dell’ esame parlamentare della manovra per il 2019 anche i rappresentanti del Movimento hanno respinto con forza tutte le proposte di modifica anti abuso che ora la sinistra propone. A partire proprio dall’ introduzione del sistema analitico di determinazione dei redditi (quindi senza più una forfettizzazione predeterminata dei costi in base all’ attività svolta dalla partita Iva), così come quello di ripristinare il tetto a 30 mila euro per i dipendenti su cui si sta ragionando in vista della stesura definitiva del testo di Ddl di Bilancio.

      LEGGI ANCHE/ Quota 100, salta il changing delle finestre. La palla passa al tavolo con i sindacati

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